1) LE TRADIZIONI SONO I PASSI DEL FUTURO

Ogni epoca costruisce le sue tradizioni che sono la cristallizzazione dei saperi accumulati in quella precisa circostanza storico-politica, per venire poi tramandati universalmente.

 

 

 

2) LA MIGRAZIONE È LA CIFRA DELLA NOSTRA CASA

Migrazione significa muoversi per trovare un rifugio ovvero la casa; la casa è il luogo che ci accoglie. La casa di uno solo, la proprietà di uno solo non è una casa, ma un luogo morto. Se ospito un estraneo lo accoglierò in casa mia, è solo a quel punto che la casa avrà preso la forma di quello che essa è veramente. Se non ci fosse l’ospite, non ci sarebbe neppure la casa.

3) LA DIVERSITÀ FORMA L'UNITÀ

Tante cose diverse ne fanno una: le acque fanno il mare, le strade la città, gli alberi il bosco, le persone l’umanità, tanti occhi fanno uno sguardo. Più ce n’è e più si unisce. L’unità senza gli altri non esiste.

4) LA CRESCITA HA PIÙ DI UN SENSO DI MARCIA

La crescita di un paese si misura dalla terra, da tutto ciò di disparato che su questa terra spunta, si trasforma e rimane, materiale e immateriale, fisico e spirituale. Quando si cresce non c’è una verticale sola che va verso l’alto e nemmeno solo un piano orizzontale dove si cammina, ma entrambi messi insieme: una spirale (CA.MUS.), quella che risulta dal piano dove camminiamo.

5) LA CREATIVITÀ METTE IN MOTO LA MACCHINA SOCIALE E L'ECONOMIA

Tutto ciò che viene prodotto è esauribile, ciò che viene creato è inesauribile. Ciò che è creato crea a sua volta. Ciò che è prodotto muore. Ogni oggetto prodotto viene costruito, installato, raffigurato per un arco di vita finito e scambiato per un valore estinto: la moneta. Ciò che viene creato non viene scambiato, ma condiviso: le idee. Le idee sono inesauribili, creano senza consumarsi. Consumare idee vuol dire dare vita a nuove idee.

6) LA SOSTENIBILITÀ: IL FUTURO NEL PASSATO

Sostenere è sinonimo di creare ovvero tenere alto, tenere in vita qualcosa. Quando sviluppiamo un progetto, stiamo proiettando qualcosa di fronte a noi e agli altri;  vuol dire che proiettiamo nel futuro ciò che nel giro di un tempo x sarà trascorso, cioè passato. Immaginare che ne sarà tra 100 anni di una foglia caduta dall’albero nel fiume, vuol dire scoprire che quella foglia non scompare nel giro di qualche minuto, ma è proiettata dentro un ciclo di cui fa parte. Perché nell’idea di una foglia non c’è solamente la foglia che ingiallisce e cade; c’è l’albero, la terra su cui cade, il vento che la trascina, i colori che la circondano. Questa è la vita sostenibile.

7) IL SAPERE È COME IL SAPORE

Pensare di assaporare un cibo non vuol dire solamente metterlo in bocca per gustarlo, vuol dire due cose più grandi:

  • lasciare affiorare alla mente le identità che appartengono a un luogo e ai suoi tempi,
  • condividere questa memoria ovvero combinazione di intuizioni con tutti coloro che gli appartengono

8) LA SOCIETÀ È FATTA DI PIAZZE

La piazza è l’incrocio di popoli e culture nel Mediterraneo. La piazza è il luogo dove la società intuisce la sua vocazione, dove i suoi componenti entrano in dialogo gli uni con gli altri, dove la geometria delle relazioni umane si costituisce in teoria degli affetti e viceversa.

9) MUSICA E CIBO SONO I LINGUAGGI DELLA NATURA

Quando si ascolta della musica si presta orecchio, si ascolta e si capisce o si ascolta e non si capisce, ma ci si intende su una cosa sicura: si fa attenzione. E seppure le emozioni e sensazioni sono diverse, sono accomunate dall’ascolto. Così accade col cibo. Seppure nel mangiare troviamo soddisfazioni diverse e riconosciamo matrici comuni – i sapori – individualmente, è proprio questa demarcazione che diventa il terreno comune, che si presta al consumare comune. In questa ottica, dunque, musica e cibo diventano linguaggi universali della natura.

10) NON RAPPRESENTARE MA PARTECIPARE

L’occhio e il cervello funzionano insieme. Non c’è nulla da imparare dagli oggetti che sono di fronte a noi; piuttosto c’è quello che si prova davanti a un oggetto che si vede, si ascolta e si racconta: si chiama cultura. I soldi non fanno l’economia perché non raccontano nulla; i racconti dei nonni, gli occhi dei nipoti, le testimonianze dei figli danno un valore alle cose i quali a loro volta creano la vera crescita rinnovabile dell’economia. C’è da creare un mercato dei racconti affianco al mercato delle merci.